Aderendo alla giornata nazionale dedicata il 20 settembre da Italia Nostra ai “Paesaggi sensibili” per ribadire il valore dei paesaggi italici, le sezioni di Italia Nostra di Novara e VCO organizzano convegno, che si svolgerà il 20 settembre a Baveno, sul paesaggio del Verbano definito “un bene da conservare”.
Aderendo alla giornata nazionale dedicata il 20 settembre da Italia Nostra ai “Paesaggi sensibili” per ribadire il valore dei paesaggi italici e celebrare il 60° anniversario della promulgazione della Costituzione Italiana (con particolare riferimento all’art. 9, caro all’associazione perché afferma la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione), le sezioni di Italia Nostra di Novara e del Verbano Cusio Ossola puntano l’attenzione, mediante un convegno di studio promosso con la collaborazione del Consiglio interregionale Piemonte-Valle d’Aosta, sul paesaggio del Verbano, definito “un bene da conservare”. Il convegno, aperto al pubblico e al quale sono stati invitati, sollecitando interventi e dichiarazioni, amministratori pubblici della Regione Piemonte, delle province di Verbania e di Novara e dei comuni del lago aventi responsabilità in materia, nonché le associazioni interessate alla tutela del territorio, si svolgerà, il 20 settembre appunto, dalle ore 15 alle 19, nella sala congressi del Lido Palace Hotel di Baveno con la partecipazione di dirigenti ed esperti di Italia Nostra e di esponenti autorevoli della cultura operanti sul Verbano. Dopo la presentazione a cura di Pietro Paolo D’Amico, vicepresidente di Italia Nostra del VCO, e il saluto delle autorità, il programma prevede nell’ordine le seguenti relazioni: «Il Verbano, un luogo ‘sensibile’ per frequentazioni illustri», di Andrea Lazzarini (editore del volume “Dimore di lago”); «Il paesaggio del Lago Maggiore: i suoi valori e i suoi ‘nemici’», di Giulio Bedoni (vicepresidente del Consiglio interregionale e presidente della Sezione novarese di Italia Nostra); «Di buon paesaggio si vive bene. Di cattivo paesaggio si muore», di Gilberto Oneto, architetto paesaggista, e Galeazzo Maria Conti, architetto e ingegnere (apprezzati autori di studi sull’architettura e il paesaggio del VCO); «Un museo per la conoscenza e la tutela del paesaggio», di Gianni Pizzigoni (direttore del Museo del Paesaggio di Verbania); «La Costituzione, il nuovo Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, la Regione Piemonte e il paesaggio da conservare», di Maria Teresa Roli (architetto e presidente del Consiglio interregionale Piemonte-Valle d’Aosta di Italia Nostra). Sebbene molti paesaggi “sensibili” caratterizzino i territori del Novarese e del Verbano-Cusio-Ossola – paesaggi emblematici di un’area che va dalla pianura della monocultura risicola, con il primaverile e spettacolare “mare a quadretti” delle risaie allagate, alle morbide elevazioni collinari rivestite di vigneti come per uno scampolo di Monferrato, ai laghi prealpini di raccolta, armoniosa bellezza (l’Orta) o di superbo incanto (il Maggiore), alle amene vallate e ai severi ambienti alpini coronati dalle vette che culminano nel Monte Rosa – la scelta di Italia Nostra è caduta sul Verbano per la rilevante dimensione del bacino lacustre, per la sua complessità e per la precarietà della sua sopravvivenza. Le stampe che nel Settecento e nell’Ottocento raffiguravano le visioni più suggestive del lago (il Golfo con le Isole Borromee, il Sancarlone di Arona, i castelli di Cannero, il santuario della Madonna del Sasso a Locarno, l’eremo di Santa Caterina del Sasso a Leggiuno, la rocca di Angera ecc.), capaci di attrarre nuovi visitatori dopo quelli dell’iniziatico classico “grand tour”, ci restituiscono, sia pure con qualche concessione alla fantasia e alla reinvenzione di gusto romantico, un paesaggio ancora “naturale”, con il secentesco giardino artificiale dell’Isola Bella – è vero – ma con le sponde ancora folte di vegetazione spontanea tra l’uno e l’altro dei rustici villaggi rivieraschi: un paesaggio capace di mandare in visibilio i viaggiatori transalpini che scendevano dai valichi del Gottardo e del Sempione, a cominciare dagli inglesi, che attorno al Monte Rosa e sui laghi hanno caratterizzato una lunga stagione (con le presenze VIP della regina Vittoria a Baveno, ospite nel 1879 di villa Henfrey, e di Winston Churchill e Lady Clementine in viaggio di nozze, sempre a Baveno, nel 1908, proprio al Lido Palace Hotel). Da allora l’ambiente e il quadro paesistico sono cambiati; i villaggi sono diventati “ridenti” cittadine – come oggi si usa dire nei depliant turistici –; tra l’uno e l’altro non c’è più soluzione di continuità, essendo stati occupati gli interspazi da ville e parchi di grande estensione (residenze di aristocratici e di importanti personaggi, come Manzoni e Giordano, D’Azeglio e Toscanini) e dalle strutture di una sempre più florida industria turistica (alberghi non di rado monumentali, pensioni, ristoranti, rimessaggi); sono arrivati, dopo la grande strada napoleonica “del Sempione”, il servizio dei battelli a vapore (1826), la ferrovia (1855) e più recentemente, a mezza costa, l’autostrada; nuove ville, “villaggi” residenziali e frazionamenti immobiliari di antichi edifici portano un carico sempre maggiore di abitanti, ancorché temporanei nelle “seconde case”, oltre che maggiore cementificazione. L’ambiente e il paesaggio ne sono come trasformati, e …frastornati, per cui Italia Nostra reputa irrinviabile una pausa di riflessione: per la fascia rivierasca, con i suoi borghi di antica civiltà e il sistema delle ville e dei parchi otto-novecenteschi; per la soprastante fascia collinare (il Vergante), un tempo agreste e ora stretta nella morsa di una pervasiva e caotica urbanizzazione; per la fascia montana (il Mottarone ma anche i monti che incombono sull’Alto Verbano), minacciata nella sua naturalità da progetti speculativi; per la “sponda magra” del lago (quella lombarda), segnata anch’essa da episodi incoerenti. |